L'ESTERNO E' INTERNO

Negli insegnamenti divulgati da Salvatore Brizzi, in continuità con Gurdjieff, con il Cristo interiore dei Vangeli e con la psicologia archetipica di Jung, esiste una chiave di lettura non negoziabile: ciò che accade fuori accade perché prima è accaduto dentro. La realtà non è qualcosa che "capita", ma qualcosa che risponde. Il mondo è una superficie riflettente che rimanda all'uomo la sua reale statura interiore.

L'ESTERNO COME TEATRO INIZIATICO - Protezionismo e crocifissione dell'ego

(la politica come chiave di lettura interiore)

La storia, in questa prospettiva, non è una sequenza di eventi casuali o meramente politici: è un rito iniziatico collettivo. Ogni crisi, ogni guerra, ogni embargo parla la lingua dell'ego e del suo rapporto conflittuale con l'Assoluto.


Il protezionismo come istinto dell'ego

Quando un popolo percepisce una minaccia esterna, reale o presunta, la prima reazione è il ripiegamento identitario. Si alzano confini, si invoca la patria, si rafforza l'autorità. Questo meccanismo è identico a quello dell'ego individuale quando avverte il rischio di perdere il controllo.

L'Italia, storicamente terra di invasioni, frammentazioni e dominazioni, conosce profondamente questa dinamica. Ma ciò che vale per l'Italia vale anche per Cuba, Venezuela, Iran e per molte altre regioni del mondo: la paura dell'invasione genera chiusura, e la chiusura genera strutture rigide, spesso autoritarie.


Dal punto di vista iniziatico, non è rilevante stabilire chi abbia "ragione" sul piano politico. Ciò che conta è riconoscere il movimento della coscienza: quando l'identità si sente minacciata, scatta il riflesso difensivo. Sempre.


L'aggressore e il liberatore: due maschere dello stesso ego


Le grandi potenze che intervengono in nome della sicurezza nazionale, imponendo embarghi o guerre preventive mascherate da esportazione di pace e democrazia, incarnano l'altro volto dello stesso archetipo: l'ego che non si limita a difendersi, ma invade per prevenire.


L'idea di piegare un popolo attraverso la fame, la scarsità, l'usura psicologica, affinché esso rinunci alla propria sovranità e chieda di essere "liberato", è perfettamente coerente con la logica dell'ego controllore: io so cosa è meglio per te.


Lo stesso schema si è manifestato nel Novecento europeo. L'orgoglio nazionale esasperato della Germania nazista e dell'Italia fascista non è stato sconfitto da un risveglio di coscienza, ma da una crocifissione storica imposta dal logoramento di anni di guerra, distruzione, carestia, umiliazione. Quando l'ego non molla volontariamente, la realtà lo costringe.


L'embargo come crocifissione collettiva


L'embargo economico è una forma moderna di crocifissione: lenta, silenziosa, prolungata. Non distrugge immediatamente il corpo, ma la mente, indebolisce progressivamente il senso di identità. Mira a spezzare la volontà, non con l'esercito, l'occupazione o i missili, ma con la fame.


Dal punto di vista iniziatico, questa dinamica non è "ingiusta" né "giusta": è speculare. Mostra cosa accade quando una struttura identitaria si irrigidisce oltre misura. Ogni ego collettivo, come ogni ego individuale, prima o poi viene portato al limite delle proprie risorse.


Il lavoro su di sé: l'ego sotto assedio


Nel lavoro interiore accade esattamente lo stesso. Quando l'Assoluto, l'Essere, la Presenza comincia a farsi spazio nella vita del ricercatore, l'ego percepisce un'invasione. Non la vive come una liberazione, ma come una minaccia esistenziale.


A questo punto l'ego reagisce in due modi:


Protezionismo difensivo: resistenza, razionalizzazione, spiritualità di facciata (religiosità), lamentela e vittimismo. L’ego dice: “Fin qui puoi arrivare, oltre no”. È il controllo, la dittatura interiore.


Imperialismo spirituale: l’ego invade il territorio dello spirito, si appropria dei concetti, parla di risveglio, di volontà, di libero arbitrio, ma in realtà rafforza il controllo. È la falsa libertà dell’ego che si appropria del linguaggio e delle risorse intellettuali dello spirito per riprendere il controllo della macchina biologica (il falso sé).


In entrambi i casi, l’Essere resta imprigionato.


La crocifissione dell’ego


Nel cristianesimo esoterico, la crocifissione non è un sacrificio morale, ma un processo operativo. L’ego non viene eliminato, ma inchiodato: reso incapace di interferire. Immobilizzato tra passato e futuro, esposto alla luce della coscienza.


Gesù non combatte l’Impero, non difende un’identità ebraica, non invoca alleanze. Accetta la morte delle identificazioni. Questo è il punto che l’ego teme più di ogni altro: la resa senza condizioni.


Così come i regimi cadono quando le loro strutture non reggono più la pressione, l’ego cade quando non riesce più a sostenere la finzione di essere il centro.


 Io utilizzo le cose del mondo come uno specchio, per leggere il mio mondo interiore, per lavorare su di me


Il mondo contemporaneo non chiede di essere giudicato, ma letto. Ogni guerra, ogni embargo, ogni nazionalismo esasperato mostra all’uomo ciò che accade quando l’ego governa in nome della sicurezza, del potere, per paura di perdere il dominio/controllo.


Il ricercatore interiore non prende posizione politica per reazione emotiva, ma osserva il riflesso. Sa che ciò che combatte fuori è ciò che deve riconoscere dentro di sé.


La vera rivoluzione non è abbattere l’invasore esterno, ma permettere all’Assoluto di invadere noi senza opporre resistenza. Questa è la crocifissione dell’ego che precede ogni resurrezione.

IL SISTEMA MENTE

(lavoro su di sé e lettura degli eventi del mondo)

La paura nasce nella mente. E quando ci identifichiamo con la mente, è la mente a dominarci.

Da questa semplice verità discende una chiave di lettura radicale del mondo che ci circonda:


Ciò che chiamiamo "Sistema" — governi, apparati, controllo, propaganda, coercizione — non è altro che il riflesso esteriore di una struttura interiore: una mente collettiva non osservata, dominata dalla paura, dalla separazione, dall'istinto di sopravvivenza.


Il Sistema non è un'entità astratta e lontana. Il Sistema vive dentro l'uomo frammentato che ha paura.

Paura di perdere sicurezza, identità, approvazione. Paura di essere escluso, punito, lasciato solo. Ed è proprio questa paura a rendere l'essere umano governabile, schiavo. Quando ci facciamo sopraffare dalla paura rinunciamo alla nostra sovranità. Per paura ci sentiamo sopraffatti, ci blocchiamo e accettiamo che qualcun altro decida per noi, per il nostro bene, cosa è giusto, cosa è vero, cosa è permesso, esattamente quello che è accaduto alla massa durante il periodo covid.


Chi lavora su di sé vede questo meccanismo. E nel vederlo, smette di combattere il nemico fuori come se fosse separato da lui ed inizia a guardare dentro, ad affrontare le proprie paure, a modificare il suo Stato Interiore.


Le crisi globali, le guerre, le pandemie, le imposizioni, le polarizzazioni ideologiche non sono "incidenti della storia": sono manifestazioni di uno stato di coscienza. Sono lo specchio di un'umanità che non ha ancora imparato a osservare la propria mente, a distinguere tra pensiero e verità, tra paura e intuizione.


Quando una società accetta il controllo in nome della sicurezza, è perché interiormente è già controllata dalla propria mente (dal falso sé). Quando accetta la censura in nome del bene, è perché ha paura della verità. Quando accetta la guerra in nome della pace, è perché non ha fatto pace con le proprie ombre, ecc.


Il lavoratore su di sé non nega il mondo esteriore, ma smette di attribuirgli il potere. Comprende che ogni sistema di dominio prospera solo dove trova terreno fertile nella psiche umana. Per questo il suo lavoro non è principalmente politico, ma ontologico: lavora sull'Essere.


Il lavoratore su di sè osserva la sua mente. Riconosce la paura quando emerge. Non si identifica con essa. Non reagisce al mondo delle'ombre.


Nel momento in cui la paura viene vista, perde forza. E quando perde forza, il Sistema — qualunque forma esso assuma all'esterno — comincia a sgretolarsi. Non perché venga abbattuto con la violenza, ma perché smette di essere alimentato, smettiamo di credergli.


Il vero atto rivoluzionario è la disidentificazione.

Il vero atto sovversivo è la presenza.

Il vero atto politico è il risveglio della coscienza.


Liberarsi dalla paura significa tornare sovrani di noi stessi, smettere di reagire AL mondo e iniziare ad agire NEL mondo. Da lì nasce una volontà limpida, non manipolabile, non ricattabile, ferrea.


Il mondo cambierà solo quando l'uomo smetterà di cercare fuori ciò che deve guarire dentro. Perché finché la mente governa attraverso la paura, il Sistema sarà alimentato da noi ed avrà sempre nuove maschere. Ma quando l'Essere si ricorda di sé, nessun sistema può più dominarlo.


E la vera liberazione non arriva dall'abbattere un potere esteriore ma dal dissolvere la paura che lo rende possibile, dall'acuisire occhi per Vedere la realtà: l'esterno è interno.

SILENZIO E TERRIBILE BELLEZZA

(Quando osservo la mia mente mi accorgo che...)

Quando osservo la mia mente mi accorgo che a volte sorgono pensieri paurosi. Per esempio: magari per 1 o 2 giorni sento un dolore alla pancia, ed allora sorge un pensiero: "cosa potrà essere?". E dal quel pensiero ne nasce un altro, "come le ciliegie, una tira l'altra". "Potrebbe essere una malattia?" E poi: "che malattia potrebbe essere"? ecc, ecc... È così che funziona la nostra mente, instilla paure, cerca di farci venire mille pensieri che ci allontanano dalla centratura, ci fa provare emozioni di ansia, angoscia, rabbia riportandoci alla mente episodi passati o preocupazioni future.


La mente adopera OGNI mezzo per mantenere il suo dominio su di noi.

Uno dei mezzi più adoperati dalla mente è richiamare la nostra attenzione su quel che accade fuori da noi, nelle cose brutte che succedono ad altri, in altri paesi, nella paura che quelle cose brutte possano accadere a noi o a qualcuno che amiamo, e così ogni giorno, la mente usa il passato (i ricordi), il presente (la cronaca) e anche il futuro (le preoccupazioni) per tenerci schiavi dell'illusione.

Per questo l'unica via d'uscita sta nel praticare la Presenza. Anche quando si guarda il telegiornale! Ma soprattutto osservare i nostri pensieri senza indentificarci con loro, non siamo noi a pensarli, è il nostro "falso sè" a proporceli, e così che la mente con la quale ci identifichiamo ci mantiene nel sonno della coscienza, perennemente ipnotizzati come quando guardiamo la televisione.

Per questo anche gli eventi politici possono essere una palestra per il lavoro su di sé, perché muovono la paura e l'emotivitá molto più della normale vita quotidiana. Femminicidi, omicidi, guerre, catastrofi naturali, ecc, sono il film trasmesso h24 da dove la nostra mente ricava immagini potenti da poterci propinare per farci mandarci in stati emotivi che sono cibo per lei, che richiamano tutta la nostra attenzione impedendoci di restare nel qui e ora.

Quando sei nel qui e ora vedi e senti tutto questo film che ti scorre davanti e nella testa come se non ti appartenesse, ti distacchi dall'ipnosi ma resti nell'occhio del ciclone, senti tutto quel rumore ma nulla ti tocca. Sei al centro del caos, come un faro in mezzo alla tempesta, ed alla fine restano solo silenzio e terribile bellezza.

LA PAURA TI CONTROLLA, TI DOMINA

(cosa abbiamo imparato dal periodo covid?)

Giustificare e addirittura invocare le politiche emergenziali, il restringimento delle libertà individuali e collettive, per ragioni di "sicurezza nazionale", non vi ricorda nulla? Non vi dice nulla?


 Allora non abbiamo ancora imparato la lezione, ed è giusto che si ripeta.


Che sia un virus, che sia l'allerta clima o il pericolo maranza/baby gang, delinquenza o terrorismo, occorre sempre chiedersi: "CUI PRODEST?" Ossia: a chi giova? A chi porta vantaggio?

LA MENTE MENTE


Mi accorgo che anche fra chi PAREVA avere capito, ci sono molti che NON avevano capito veramente "il giochino", lo stratagemma, lo schema, e quindi vengono ingannati nuovamente, con altri temi, pur se lo schema è sempre quello.


Perché accade questo? Perché le PAURE su cui fanno leva sono diverse. Un ipocondriaco ha paura di ammalarsi allora invoca l'obbligo vaccinale, il green pass perché teme per la sua sopravvivenza e ODIA chi non si adegua a queste leggi, ma forse non ha paura del diverso, dello straniero e quindi lotterà contro la reimmigrazione, così come qualcuno che non ha paura dei virus lotterà contro il green pass, le mascherine e l'obbligo vaccinale, ma ha paura dell'uomo nero e vorrà l'ICE repressiva che deporta gli immigrati anche qui, giustificando se qualche attivista ci rimane secco perché non si adegua a queste misure. Ognuno di noi ha un punto debole e sente bisogno di protezione... e qui che lavora "il Sistema", giocando con e facendo leva su, le nostre paure.


La domanda che occorre farsi allora quale è?


 Cosa sei disposto ad accettare in nome della "sicurezza"? Fino dove sei disposto a cedere sui tuoi APPARENTI diritti e le tue APPARENTI libertà pur di sentirti protetto?


Purtroppo devo prendere atto che la soglia di attenzione è ancora troppo bassa, perché se non ci ha "fregati" (CHI?) con il covid, ci frega (CHI?) su altro: immigrazione, clima, terrorismo, insicurezza, Russia, Israele, Venezuela, Iran... basta trovare IL NEMICO ADATTO, muovere la leva psicologica giusta che innesca la paura e la conseguente richiesta automatica e meccanica (non ragionata) di protezione, ed ecco che la massa invoca il riarmo, la deportazione, la repressione armata, l'invasione di altri paesi e civiltà come guerra preventiva al terrorismoh, l'uccisione del diverso, del resistente, del non allineato, del ribelle... Un Nome di Cosa? DELLA SICUREZZA. A causa di cosa? DELLA PAURA CHE NON ABBIAMO ANCORA IMPARATO A GESTIRE DA SOLI.


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